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Iron Maiden: Zurigo, 22 giugno 2013 PDF Stampa E-mail
Giovedì 27 Giugno 2013 09:14 Andrea Coppelli   

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( 8 Voti )

Il Maiden England tour sbarca sabato 22 giugno 2013 all'Hallenstadion di Zurigo e quale migliore occasione per fare il bis dopo l'entusiasmante calata italica della Vergine di Ferro?! Siamo in cinque a presentarci all'appello, tre dal centro Italia e due 'nordici'. Arriviamo davanti al palazzetto in auto nel tardo pomeriggio, con alle spalle parecchie ore di traffico estivo, e lo spettacolo che si materializza davanti ai nostri occhi è l'immancabile esercito di fedelissimi pronti a riempire gli spalti e, naturalmente, il parterre. Come da prassi, il pubblico è quanto di più eterogeneo ci si possa aspettare. Noto con piacere che se l'età dei nostri sei eroi aumenta inesorabilmente, lo stesso non si può dire per l'età media del loro pubblico, frenata dai giovani fan che vanno ad affiancare quelli più maturi. Guardando negli occhi i primi, possiamo percepire l'entusiasmo e tutte le aspettative di chi si trova al cospetto della band inglese per la prima volta, mentre i secondi hanno quell'espressione sorniona e appagata di chi sa già che cosa li aspetta. E in questo mix di stati d’animo, varchiamo l’ingresso dell'Hallenstadion.


Aprono le danze i Voodoo Six, band nella quale militano due ex membri dei Dirty Deeds che alcuni di voi ricorderanno per aver supportato i Maiden nel 1998 in Europa insieme agli Helloween e nel 2000 durante il Brave New World Tour, oltre che per essere stati prodotti da Re Steve Harris in persona per la sua ormai defunta Beast Records. Rock duro di impatto il loro, senza fronzoli e minimalista, che viene educatamente supportato dal pubblico che, pur senza inneggiare prima del tempo ai propri beniamini, non vede l'ora di sentire riecheggiare le note di 'Doctor Doctor'. Dopo circa un'ora dalla fine dello show dei Voodoo Six, ecco puntuale l'immortale pezzo degli UFO che da dieci anni a questa parte introduce ogni concerto dei Nostri. "I am he, the bornless one, the fallen angel watching you!": è naturalmente 'Moonchild' ad aprire le danze, la prima delle 17 canzoni che verranno eseguite questa sera. L'atmosfera del palazzetto supera di gran lunga quella del festival all'aperto e gli effetti pirotecnici e i giochi di luce risultano molto più efficaci in questo contesto che in qualsiasi open air. Fin da subito, possiamo notare come Bruce sia in forma smagliante nonostante la sera prima si sia esibito in Austria e non abbia beneficiato di un day off (come invece era successo a Rho). 'Can I play With Madness' fila via liscia come l'olio e l'eclettico cantante, fra un ritornello e l'altro di 'The Prisoner', trova pure il tempo di spegnere un principio di incendio sul palco a causa di un pyro difettoso. Dopo la classica '2 Minutes To Midnight', la ripescata 'Afraid To Shoot Strangers' viene eseguita da tutti i componenti con un pathos nettamente superiore alle esecuzioni del periodo '92-'93 grazie anche alla notevole interpretazione di Bruce, che negli anni ha saputo arricchire il suo registro medio-basso con toni caldi ed espressivi nettamente più efficaci rispetto al periodo pre-reunion. Il tempo di indossare la giubba rossa e di imbracciare l'Union Jack e giunge il turno di 'The Trooper', seguita da 'The Number Of The Beast'. Siamo a circa metà del concerto ed è il turno di quel capolavoro di architettura musicale che risponde al nome di 'Phantom Of The Opera', in cui la promessa fatta dalla band due anni prima di utilizzare un sacco di effetti pirotecnici nel successivo tour viene mantenuta alla grande. Giungiamo a 'Run To The Hills' e viene a salutarci Eddie (che, come di consueto, prima di andarsene si mette a litigare con Janick), prima che parta il riff di 'Wasted Years', brano che stupisce un po' per la lentezza con il quale viene eseguito rispetto al passato. Arriviamo ora a quello che indubbiamente è il climax della serata e la scusa (come se avessimo bisogno veramente di una scusa!) per cui ci troviamo a Zurigo nonostante molti di noi abbiano visto i Maiden decine di volte: 'Seventh Son Of A Seventh Son'. Non manca nulla: l' Eddie scribacchino, le candele giganti, Michael Kenney mascherato dietro l'organo. Il valore aggiunto, o meglio, l'ingrediente principale, è una performance impeccabile dei sei, anzi, sette musicisti sul palco. Tanto per rimarcare il concetto che in questo tour si celebra il settimo capolavoro degli Iron Maiden, il concerto prosegue con 'The Clairvoyant', prima che arrivi il momento di 'Fear Of the Dark'. Quante volte, mentre facevo la fila per entrare al concerto di turno, mi sono lamentato della sua presenza insieme ad altri 'intenditori' della band (li riconosci perché di solito hanno l'event shirt della data precedente!) a discapito di possibili ripescaggi come 'Infinite Dreams' (la grande esclusa di questo tour) o 'Flight Of Icarus'... e quante volte mi sono ritrovato a cantarla a squarciagola abbracciato agli altri circa due ore dopo!! L'immancabile 'Iron Maiden', con un nuovo e spettacolare Eddie, precede un fantastico encore dove trovano spazio 'Aces High' e 'The Evil That Men Do' (canzoni vocalmente impegnative dove Bruce appare un pochino affaticato, ma si mantiene sempre a livelli elevati) e la semplice ma sempre coinvolgente 'Running Free'.

Tirando le somme, assistiamo ad un grandissimo concerto, senza ovviamente sorprese a livello di setlist ma con un paio di fuoriprogramma (il pyro difettoso e la pacifica invasione da parte di un fan sul palco) che non hanno avuto alcuna conseguenza sull'andamento dello show. Di Bruce abbiamo già parlato abbastanza... Dave e Adrian sono stati più dinamici rispetto al solito e strumentalmente impeccabili. Janick è il solito animale da palco e da quando non è più costretto a fare anche 'l'Adrian Smith' della situazione è molto più a suo agio e il suo stile 'anarchico', soprattutto negli assoli, viene valorizzato maggiormente. Nicko dietro le pelli non ha perso un colpo. Cosa dire poi di Steve che non sia già stato detto in passato! Vederlo sul palco è una scarica di adrenalina incredibile e riesce a trasmettere in qualsiasi momento la tenacia, la convinzione e l'orgoglio per ciò che è riuscito a creare quasi quarant'anni fa. Grazie di cuore e, oggi più di ieri, Up The Irons!


Daniele Santori

P.S. Dopo lo show è stato possibile, per chi non ha avuto fretta di uscire, gustarsi l'ottima birra Trooper di Bruce, che ha già ispirato alcune magliette in vendita presso lo stand dei prodotti ufficiali. Una bevuta davvero soddisfacente!