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La nostra recensione di Senjutsu al primo ascolto Stampa
Giovedì 02 Settembre 2021 06:29 MaZZo   
senjutsu cover

Dire che stessimo attendendo trepidantemente questo disco è eufemistico. Il diciassettesimo album degli Iron Maiden è un disco sulla cui uscita molti non avrebbero scommesso fino a un triennio fa. E invece eccolo con noi. Innanzitutto, molti noteranno come l’ascolto dell’album per intero regala molte più emozioni di quanto sia accaduto per i brani che lo hanno preceduto. Singolarmente ‘The Writing On The Wall’ e ‘Stratego’ sono subito sembrati pezzi molto validi, ma ascoltati in “Senjutsu” assumono un sapore diverso.

“Senjutsu” si apre con un epic corposo e robusto che da’ il titolo al disco e ci fotografa bene come gli Iron Maiden, nel pieno della loro quinta decade, non abbiamo ancora abbandono la voglia di fare qualcosa di nuovo. Per molti aspetti, strutturalmente, il brano segue sentieri già galoppati in passato, ma la voce di Bruce che si muove su livelli diversi dal solito, intessendo una trama tanto interessante quanto intricata. Choccante la serie di passaggi in cui la voce di Bruce si fa molto acuta e lontana. A seguire ‘Stratego’, un brano che include nuovamente elementi caratteristici dei nostri con un soffio di novità. Il brano è già osannato da molti e sicuramente rappresenta uno dei passaggi più semplici del disco. ‘The Writing On The Wall’ integra componenti che abbiamo già apprezzato in “The Books Of Souls” e “The Final Frontier” con uno spirito che ricorda per alcuni aspetti influenze prog e blues. ‘Lost In A Lost World’ evoca inizialmente atmosfere lontane dai Maiden degli esordi. A nostro modo di vedere è uno dei brani meno riusciti del disco, ma basiamo la nostra review su di un unico ascolto, quindi la nostra idea potrebbe cambiare radicalmente quando avremo l’album tra le mani. Days Of Future Past è un altro brano pennato dalla coppia Smith – Dickinson. Un brano che ha un ritornello orecchiabile e che si fa apprezzare. Belli gli assoli, che ci hanno ricordato vagamente alcuni passaggi di “Dance Of Death”. The Time Machine vede la collaborazione di Janick Gers e Steve Harris. Ci sono certamente alcuni passaggi che paiono insoliti per i Maiden, ma anche l’elemento galoppante che li ha resi famosi e che tanto ci coinvolge in tutti gli show della band. Richiama certamente alla mente alcune cose di “The Books Of Souls”. Mostra anche parecchi cambi di tempo e assoli mozzafiato che accontenteranno coloro che hanno amato i dischi più recenti della band. Darkest Hour vede la coppia Smith – Dickinson spingersi in una composizione che supera i 7 minuti. Ci ha ricordato alcune linee vocali di ‘Wasting Love’ e rappresenta uno dei brani più interessanti del disco a nostro parere. Ce lo immaginiamo suonato in un grande show di un’estate in cui il COVID-19 sia dimenticato, magari a Trieste. Il duellare delle chitarre è maestoso e gradevolissimo. Bruce sugli scudi ed effetti in entrata e uscita dal pezzo. Poi veniamo alla triade firmata da Steve in solitaria. 33 minuti di Steve che ci presentano molto di quanto il bassista britannico ami addì 2021 (o meglio 2018/9). ‘Death Of The Celts’, il più corto dei tre brani conclusivi, parte con il solito inizio lento e si dipana in un modo che ricorda un po’ ‘The Clansman’. L’atmosferica celtica in qualche modo emerge, così come emerge la voglia di lasciar spazio abbondante agli assoli di Dave, Janick e Adrian. ‘The Parchment’ imbocca presto una melodia che non lascia scampo e ci ha ricordato per alcuni passaggi ‘When the Wild Wind Blows’. Il tessuto sonoro risulta ossessivo e ruba l’attenzione dell’ascoltatore nell’attesa e nell’incertezza di ciò che avverrà dopo qualche istante. Un brano azzeccato per molti aspetti che non risente della sua lunghezza, ma che di certo non piacerà a coloro che non hanno mai smesso di inneggiare a “‘The Trooper’ o morte”. Grande la prova di Bruce, variegata e vincente. ‘Hell On Earth’ inizia lentamente e in modo arioso, ma facendo pensare nuovamente ai passaggi che hanno contraddistinto “The Books Of Souls” e “The Final Frontier”, ma intervalla passaggi insoliti per gli Iron Maiden con melodie vocali interessantissime.

“Senjutsu” è quanto mai un’esperienza da vivere tutto d’un fiato, per rendersi conto di ciò che sono gli Iron Maiden nel 2021 e per leggere la loro evoluzione dal 1980 a oggi. Gli Iron Maiden sono ancora i signori del Metal? A voi l’ardua sentenza, ma per noi la risposta è “Decisamente sì!”.