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Strana Officina - Batti Il Martello PDF Stampa E-mail
Lunedì 28 Dicembre 2015 09:16 MaZZo   

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( 8 Voti )

Leggermente "off topic" ma concedetecelo: questa è storia d'Italia!

Il 26/12/2015, con una macchinata di fan di vecchia data tutti rigorosamente tra i 40 e i 55, mi sono recato in quel di Collegno (To), per assistere allo show della Stana Officina al Padiglione 14. Appena entrato nel locale mi sono trovato di fronte un banchetto piuttosto fornito di merchandising, nel quale spiccava ciò di cui ero alla ricerca: la biografia ufficiale della Strana Officina "Batti il Martello". Il libro è stato scritto da Alex Ventriglia e curato da Luca Fassina. Il concerto si scatena a mezzanotte. La Strana è sempre grande. Una specie di grande madre del Metallo italico. Molti a fianco a me avevano visto la Strana una trentina di anni fa, io me la ero persa allora. Avevo conosciuto Fabio e Roberto dai giornali, soprattutto da H/M, e dai vinili. Poi in anni più recenti avevo partecipato alla celebrazione delle opere dell’Officina vedendo questa formazione e riscoprendo la discografia nei CD pubblicato dalla Jolly Roger. Sarà stato il relax natalizio, sarà stato il tempo passato, ma avevo proprio voglia di Strana. Concerto magnifico che si dipana tra brani vecchi e più recenti in un accumularsi di emozioni, di ricordi e di intensa passione. Da ‘Profumo di Puttana’ a ‘King Troll’, da Piccolo Uccello Bianco’ a ‘Pyramid’, non dimenticando nessuno dei grandi classici e chiudendo con ‘Autostrada Dei Sogni’ e ‘Viaggio In Inghilterra’, prima della doverosa ‘Officina’. Enzo Mascolo è la storia. Rolando Cappanera è la continuità. Bud Ancillotti è l’umanità inarrestabile. Dario Kappa è la travolgente passione. C’è un denominatore comune in tutto questo. E lo hanno portato con fermezza su questo palco di Collegno: grinta e cuore. Non c’è stata tregua, non c’è stato spazio alcuno per l’apparenza. Solo metal. Suonato, percosso, vissuto, battuto con veemenza. Il locale è piccolo, i fan non erano lì per caso, non erano di quelli che avrebbero cambiato idea sulla band se qualcuno avesse risparmiato una goccia di sudore. Ma non sarebbe la Strana. Non sarebbe sintomo della passione, della sofferenza e del riscatto che segnano indelebilmente la storia di questa band. Arrivato a casa, erano quasi le 2:00. Ma non ho resistito ed ho dovuto prendere in mano "Batti il Martello", da qualche ora autografatomi da tutta la band. Ne ho lette subito una trentina di pagine. Poi ho dormito qualche ora.
Il libro è ben confezionato e ben scritto, come ci si deve aspettare dai professionisti del settore. E’ ben illustrato, anche se di foto si ha sempre un’insaziabile fame, e percorre in modo sintetico ed efficace tutta la storia dei nostri. Dagli esordi, alla mitica ‘Officina’ che assume un ruolo sempre più centrale, direi quasi pivotale, di pagina in pagina. Di passo in passo. Il contributo di Fabio e Roberto, i caratteri diversi, la passione per una musica impopolare ma che destava un crescente interesse, il contributo di Johnny Salani, la figura cruciale e irrinunciabile di Bud, la tragedia… Una corsa a perdifiato tra quanto ho vissuto da giovane appassionato e ora leggo con una dovizia di particolari e con informazioni che spesso ignoravo. Poi la rinascita. I dubbi, i timori, le distrazioni e le difficoltà di abbracciare un’eredità difficile. La Strana è fatta di uomini e così ci è presentata. Ho trovato bellissime le pagine che raccontano della crescita di Rolando e Dario, dei loro dubbi, della loro passione. Già, la passione. Ho letto del tentativo di domarla e della resa alla sua potenza. Già, vi dicevo che la Strana è fatta di uomini... Uomini veri, che sbagliano, che temono, che subiscono tentazioni e sono travolti dal quotidiano come tutti noi. Ma che sanno metterci la faccia. Bellissimo vedere il Bud ‘artista’ che abbraccia i fan ad uno ad uno in quel di Collegno, e cogliere l’Uomo che ci sta dietro perfettamente ritratto in queste pagine di Alex. Alle 11:00 di mattina avevo già finito di leggere il libro. Un bel libro davvero, una bella storia davvero. La storia di una band operaia, dove il ‘metallo’ ricorre spesso in un’altalena di materialità ed immaterialità. Ci sono tante battute d’arresto che per la gente comune sarebbero fatali. Ma per noi metallari non lo sono. C’è sempre una “Officina”, in cui ricaricare le batterie, in cui forgiare una nuova corazza e partire, a tutti i costi, senza freni. Lo show, il libro, mi segnano con il medesimo messaggio. La Strana Officina è la quintessenza del metal: cuore, passione, sudore. "Batti il Martello" ne è la fedele storia.

Marco Gamba