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Heathen - Evolution of chaos (CD) - 2010 PDF Stampa E-mail
Sabato 28 Gennaio 2012 09:56 MaZZo   

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( 3 Voti )

Questo disco è un grande disco di Tecno-thrash (spero che la catalogazione all’interno d’un genere trovi l’approvazione del lettore…) oscuro nelle tematiche trattate (l’evoluzione del mondo che opprime l’uomo invece di aiutarlo ) , granitico e pesante nell’atmosfera ed è soprattutto caratterizzato dalla grande prova chitarristica di Lee Altus.

 

Ogni pezzo ha una sua caratteristica, il tecnicismo (in particolare ma non esclusivamente ) del guitar-work, non solo non raffredda l’atmosfera ma ha la capacità straordinaria di creare delle strutture portanti così solide da rendere l’ascoltatore estasiato in balia della più disparata aggressione musicale; nonostante il clima plumbeo dell’intero album la voce di David White è sempre naturale , oserei dire melodica , pur nella sua ruvidezza.
Un album del genere merita di un’analisi approfondita.   Dopo un intro arabescato, “DYING SEASON” mette subito le cose in chiaro: chitarre al fulmicotone, cambi di tempo continui (vero marchio di fabbrica) suono cattivo con solos che mai straripano e poi ancora inserti di chitarra arabescata preludio a nuove accelerazioni devastanti.    In “CONTROL BY CHAOS” voci, chitarre e batteria viaggiano all’unisono conducono l’ascoltatore in un vortice sonoro assai rumoroso; i guitar solos si fanno più pressanti ( c’è pure Gary Holt e l’influsso Exodus aleggia...) ma la particolarità sta nel fatto che, il ritmo viene quasi dettato da un continuo intreccio vocale.
“NO STONE UNTURNED” è mastodontica ed infatti è difficilmente sintetizzabile in una recensione; le sensazioni che si alternano durante l’ascolto sono forse più degli innumerevoli cambi tempo che caratterizzano il costante incedere della musica.  Nella prima parte chitarre –vero muro del suono- accompagnano una voce sofferente fino a sovrastarla in solos mai banali, eleganti pur nella loro asprezza, fino a quando la sezione ritmica si riappropria del compito di dettare i tempi...ma poi a metà pezzo un arpeggio malato funge da interludio nell’attesa di un nuovo assalto chitarristico, dove sembra di correre senza mai tirare il fiato e le vocals si riaffermano con un ossessivo ritornello “leave no stone unturned til I’m dead and gone” : 11 minuti di vera fobia thrash!   
“ARROWS OF AGONY” è un altro perla di thrash tecnico, mentre “FADE AWAY” vede manifestarsi in modo evidente l’influenza Exodus, soprattutto nei frangenti in cui le vocals assumono l’aspetto di una parlata veloce ed incessante, ma pure laddove affondi chitarristici mozzafiato trasformano le corde in vere lame tese, rasoiate capaci di fare male senza lascire indenni.
Molto toccante è”A HERO’S WELCOME”, sia come testo sia come delicatezza del suono (è un po’ un paradosso ma almeno la prima parte emoziona in tal senso );  la batteria poi trasforma in marziale la track, cori in stile militaresco fungono da preludio ad una sorte di ode, elevata nel ricordo di coloro che hanno versato il loro sangue per servire la Nazione.    Toccante!
Con “UNDONE” ci ributtiamo nel vortice, intrecci chitarristici con in sottofondo un muro ritmico, aprono le danze per poi trasformarsi in accordi lancinanti di dolore così come le parti vocali, che su questo tappeto sonoro si vanno ad inserire a meraviglia; anche quando i cori campeggiano , beh non appaiono mai fuori luogo ed anzi la sintonia con il nervosismo del marchio Heathen pare evidente.   Insomma ogni composizione è assai variegata , ma il caos continuamente evocato fa da contraltare ad un ordine musicale granitico.
Manco il tempo di riprendere fiato che”BLOODKULT” ti spazza via con voci malate e ritmi mozzafiato senza sosta, mai una pausa, neanche quando si passa ad un tempo medio.
Ma no forse mi sono sbagliato , con “RED TEARS OF DISGRACE” si rallenta e l’approccio si fa quasi romantico, ma la sensazione è breve quanto un refolo di vento in mezzo ad una tempesta…basso e batteria trasformano in un treno ad alta velocità quella che sembrava una tranquilla passeggiata, salvo poi accomiatarsi con un dolce arpeggio così come si era iniziato.
La conclusione è il degno epilogo d’un thrash album , infatti con “SILENT NOTHINGNESS” il ritmo è incessante, il riffing è furioso e la voce tagliente; è il suggello pesante di un’opera compatta , priva di cadute di stile o di cali di tensione.

Da sottolineare infine la presenza nell’intro di vari ospiti tra cui Steve Di Giorgio e Jon Allen  dei Sadus.

Disco imprescindibile!