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While Heaven Wept - Fear Of Infinity (CD) - 2011 PDF Stampa E-mail
Domenica 01 Gennaio 2012 00:00 Paolo Puglisi   

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( 3 Voti )

Dopo solo due anni dal precedente Vast oceans lachrymose i WHW di Tom Phillips si accasano con la Nuclear Blast (cambiano sempre casa discografica questi viaggiatori americani e chissà se il loro peregrinare avrà finalmente trovato un approdo definitivo! ) e mandano alle stampe un nuovo sensazionale album, sublime nelle sue melodie quanto progressivo nel suo incedere doom.

 

 

 

Non si può etichettare questo gruppo: certo è innegabile la sua appartenenza al vasto filone del genere doom-metal , ma la sfaccettatura di ogni pezzo dimostra una capacità di affrontare ritmi e tempi assai differenti l'uno dall'altro, in una cornice di ampio respiro, maestosa ed elegante…………. e un ascoltatore ammaliato viene rapito e condotto in un vortice di emozioni che all'interno di essa si susseguono al ritmo di un battito cardiaco sognante.
Il solo fatto di ricondurre naturalmente all'interno di un genere come il doom la musica che sgorga da questi stupendi solchi dimostra da un lato quanto le categorie siano relative ed insufficienti a descrivere l'arte, dall'altro quanto estesa e variegata sia la lista dei gruppi della nostra musica dura che vi possano essere ricompresi e che possano  esistere (si pensi quanto differenti sono tra loro St.Vitus e Pentagram, Trouble e Pagan Altar, Candlemass e Solitude Aeturnus…….).    Recensendo contemporaneamente questo disco ed uno dei precedenti lavori del gruppo, non nascondo assolutamente la predilezione verso la loro creatività, ma la capacità di scavare nei sentimenti  che caratterizza tanti aspetti della loro musica affascina qualunque ascoltatore nel cui animo risieda un minimo di sentimento , positivo o negativo che sia.
I primi tre pezzi del disco rappresentano un ideale ponte di collegamento tra il precedente Lp e Fear.... : "Hour of reprisal" e "Destroyer of solace" (le richiamo insieme poichè sul disco non c'è quasi interruzione tra l'una e l'altra) presentano una ritmica pesante in connubio con vocals sognanti ed anzi nel primo pezzo si crea talvolta un muro del suono quasi blackmetal mentre "Obsessions now effigies" è un vero e proprio pezzo doom caratterizzato dalla prevalenza d'uno stuolo tastieristico che rende barocco il suono.
Segue poi "Unplenitude" pezzo non proprio nuovo ( compare già sulla raccolta: Chapter One: 1989-1999) ma la cui attuale versione , con piano e chitarra acustica, è resa stupenda dalla voce di Irving (entrato nel gruppo dal precedente Vast Oceans.....) .
La seconda parte del disco è marcatamente più progressiva , cadenzata nei tempi ,  pesante nella sezione ritmica qui più presente rispetto alla prima parte:  "To grieve forever" è dura e potente nel suo incedere e l'atmosfera che la pervade è quella tipica del gruppo , legata ad una sofferenza qui più marcata che altrove. "Saturn and sacrifice" rappresenta un superamento della sofferenza ed il prog la fa da padrone conducendo l'ascoltatore lontano dai patimenti d'un gelo interiore profondo , verso territori dove il tepore aiuta a riprendere un cammino di serenità.
Infine, la settima track è il capolavoro: lo affermo senza riserve, "Finality" rappresenta la degna conclusione d'un disco sì introspettivo, ma dove il sogno s'impossessa di chi ascolta, rendendo anche l'animo più inquieto capace di provare una sensazione di appagamento interiore che accarezza la vita, che rende meno dolorose le ferite patite, che trasfoma in luminoso sentimento anche il più brutale dei propositi nascosti nel recondito...................Cori dolci come carezze, chitarre struggenti di passione creano un tappeto di forti ed impagabili emozioni che rendono edulcorato l'approccio all'esistenza e dove ogni sensazione non può che trasformarsi in sorriso; e la parte finale della canzone  ben ritmata e scandita da una batteria incredibilmente capace di rendere definitiva la soddisfazione dell'ascolto.        E'appena finito e già si ha voglia di riascoltarlo!
Approcciatevi a questo gruppo, a questo disco, avendo la coscienza che l'heavy metal è capace di stupire ancora con la creatività e la passione che trasudano da tali solchi; personalmente dopo 35 anni mi stimola ricercare novità, nella continuità della tradizione e, mi sento appagato di fronte ad opere d'arte inestimabili , che artisti, i quali non usciranno mai dall'ombra d'una sottovalutazione atavica, sanno regalarci.