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Walpurgis Night - Under The Moonlight (CD) - 2011 PDF Stampa E-mail
Martedì 30 Agosto 2011 18:31 Marco Gamba   

walpurgis


( 3 Voti )

Il nome di questa compagine nostrana mi ha fatto immediatamente tornare in mente l’omonimo disco degli storici Stormwitch. Quando sono venuto in possesso del CD ho cominciato con l’osservarne la copertina (carina), il libretto (con una grafica piuttosto banale), e la foto della band (che si mostra come una giovane band di true metallers fin dall’aspetto). Poi ho messo su il CD. L’ho ascoltato. Nel dubbio di prendere una cantonata, l’ho riascoltato una seconda volta, e poi una terza in macchina.
Questo disco spacca!

L’album ‘Under The Moonlight’ dei Walpurgis Night è un condensato di classe e capacità, pieno di ottime idee e ricco di spunti che fanno denotare come questa band abbia i numeri per diventare una bella realtà del panorama europeo. Trattandosi di un esordio, l’album non è esente da piccole ingenuità, ma queste fanno sembrare ancor più sincero lo sforzo dei nostri che, in una magica comunione musicale con i sopracitati Stormwitch ci regalano dei piccoli gioielli nelle direttissime ‘Castle Ghoul’ e ‘Laser Smash’ (duello vocale molto pregevole). Sono colpito dai molti cambi di tempo, ottimamente gestiti dal duo di chitarre che con riff davvero degni di nota mettono a segno un altro colpo vincente con la successiva ‘The Assassin’.

Uno degli elementi vincenti del disco è il cantato di Giuseppe Brugnano, dotato di buone doti vocali e grinta da vendere. Suoi gli strilli disperati nel segno delle sonorità anni ottanta, suoi i passaggi in falsetto a livello del miglior metal nordeuropeo.

‘Nightrider’ prosegue l’attacco e obbliga a guardare con favore questo album e la band che ne è interprete. Caustico il cantato di Brugnano, sferzante la prestazione degli altri musicisti. Un episodio che fa tornare alla mente alcune band italiche degli anni ottanta, come Vanexa e Skanners.

Di stampo più marcatamente teutonico le successive ‘Invaders With Chains’ e ‘Stab In The Back’, nel segno dei Running Wild e dei Blind Guardian più ruvidi.

A questo punto la band si rilassa e, consapevole delle sue doti tecniche, propone uno dei pezzi migliori del lotto, ‘Caught In The Act’. Inutile dire che non posso che accogliere con favore il fatto che, nella successiva ‘Devil Sight’ vi siano chiari echi maideniani, ma mi tolgo nuovamente il cappello di fronte alla conclusiva ‘The Temple of Anubis’, lunga epica cavalcata che ci mostra la maturità musicale e l’indubbio spessore di questa giovane realtà italiana. Precisi, diretti e graffianti i brani di questo disco impreziosirebbero alcuni celebrati dischi della NWOBHM e di molti blasonati gruppi che si rifanno a quel glorioso periodo.

L’album è un prodotto nobilissimo del sudore di questi ragazzi e del coraggio della My Graveyard Productions. Andate a comprare questo disco e sostenete questi metal brothers! Lo meritano davvero.