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Stone Sour - Audio Secrecy (CD) - 2010 PDF Stampa E-mail
Giovedì 02 Dicembre 2010 09:44 Cristiano Canali   


( 1 Voto )

E fanno tre: gli Stone Sour sono già arrivati al traguardo del terzo disco. La ‘seconda casa’ di Corey Taylor (voce) e James Root (chitarra) è divenuta per molti, moltissimi ascoltatori la formazione preferita per poter apprezzare i talenti del duo di Des Moines in compagnia di musicisti diversi dagli Slipknot, senza maschere, senza limiti e senza la presenza obbligata di sonorità estreme.

Il successo, gli Stone Sour, se lo meritano tutto. Versatilità enorme, potenza sonora, repertorio di canzoni tritaossa e ballate pregevoli, look semplice ma efficace e la voce ineguagliabile di Taylor, tra le pochissime in grado di essere enorme/brutale e calda/toccante su uno stesso disco o palco, sono le caratteristiche che rendono il gruppo semplicemente irresistibile a chiunque superi gli immancabili pregiudizi che accompagnano tutto quello che non è definibile con i canoni del metal classico. Audio Secrecy è un disco notevole, costituito da ben quattordici canzoni (diciassette nella versione Special Edition) che abbattono ogni schema e liberano gli artisti dalle trappole delle definizioni facili e annichilenti. L’intero lavoro non è più così diretto e prevalentemente rabbioso come i suoi due predecessori, ma si muove in molteplici direzioni: il singolo di lancio 'Mission Statement', 'Digital (Did You Tell)', 'Let’s Be Honest', 'Unfinished', 'Nylon 6/6' e soprattutto 'The Bitter End' portano avanti con fierezza l’anima più distorta, selvaggia, post grunge e groove metal della band, unendo ritornelli efficacissimi a ritmiche possenti e implacabili, mentre canzoni come il singolo 'Say You’ll Haunt Me', 'Pieces' e 'Threadbare' fanno da ponte ideale tra le sonorità ruvide e l’assoluta melodia ed emotività di tracce profonde, toccanti e sofferte come la meravigliosa 'Dying', la commovente 'Hesitate', l’eterea 'Miracles' e la triste 'Imperfect'. La lezione che si impara ascoltando prodotti del genere è che nel 2010 non possiamo più permetterci ghettizzazioni, barriere, muri e pregiudizi, ma dobbiamo esaltare la varietà del talento, dell’ispirazione, delle composizioni e delle sonorità come massima espressione possibile di ogni arte. Gli Stone Sour, dopo tre dischi, possono già insegnare molto a tantissimi musicisti e ascoltatori: lasciatevi conquistare.

Recensione pubblicata sul numero 1 di Flash Magazine (ottobre 2010).