Social

Ultima recensione

On Stage

Sponsored Links

Banner
Notice
RECENSIONE: Iron Maiden a Villa Manin - 17/08/2010 PDF Stampa E-mail
Domenica 22 Agosto 2010 07:08 MaZZo   

ironudine


( 57 Voti )

Organizzare l’unica data italiana del The Final Frontier Tour a Villa Manin è stata per molti aspetti una decisione inaspettata e di certo ha generato anche risultati inaspettati.
Passariano di Codroipo non è certamente una metropoli e, sebbene i locali insistano sul fatto che a Villa Manin si sono già svolti molti concerti rock, non ero certo che tutto sarebbe filato liscio con questo evento maideniano.
Arriviamo a Villa Manin con parte della truppa di Eddie’s verso la mezzanotte del giorno precedente il concerto per una perlustrazione. Il palco è montato e stanno provando l’impianto luci.


Le transenne sono ancora in via di disposizione e non c’è traccia di problemi particolari. Ci sono invece già alcuni fan in coda, fra i quali molti storici e stoici iscritti ad Eddie’s. Alcuni hanno camminato per 5 chilometri, dalla stazione di Codroipo a Villa Manin. Massimo rispetto.
Un dato che ci pare degno di nota è che la stampa ha diffuso la notizia che il 65% dei biglietti è stato venduto all’estero. Il concerto a un paio di giorni dal suo svolgimento è stato dichiarato esaurito, ma parliamo di circa 13.000 spettatori, quasi un terzo rispetto all’ultima esibizione italiana dei Maiden.
Lasciamo il luogo del concerto verso l’una di notte, per ritornarvi circa 13 ore dopo. Già per strada troviamo un panorama molto diverso. I fan che camminano verso Villa Manin dai comuni limitrofi sono tantissimi, è una specie di pellegrinaggio. La coda dei fan alle barriere di ingresso è già notevole. I 2 bar che si trovano sulla piazzetta sono affollati ed hanno l’aria di essere stati lungamente 'battuti' durante le ore precedenti.
Con quasi 2 ore di anticipo rispetto all’orario previsto per l’apertura dei cancelli entrano nell’arena coloro che hanno vinto il concorso 'First To The Barrier'. Si posizionano immediatamente in un pit molto ampio che è stato allestito di fronte al palco. A questo hanno accesso, con tutto merito, anche i fan che si sono accodati per primi alle porte d’ingresso.
Poco dopo i cancelli vengono aperti e i fan iniziano a scorrere verso l’arena senza particolari problemi, anzi in modo molto fluido rispetto ad altre occasioni.
Ci soffermiamo a chiacchierare con i molti amici italiani e stranieri che siamo soliti rivedere in queste occasioni. Da Firenze, Arezzo, Genova, Torino, Brescia, Como, Milano, Roma, Marche, Friuli, Campania... e poi ancora da Svezia, Germania, Finlandia, Svizzera, Austria, Danimarca, Giappone, Stati Uniti. Il popolo Maiden non ha confini. E i confini non fermano l’entusiasmo che questa band è capace di generare nei propri fan.
L’album nuovo, se possibile, aggiunge un po’ di emozione e tanta carne al fuoco per le nostre discussioni.
Il merchandising non ci riserva la sorpresa di una maglietta speciale per la data di Villa Manin. Ci permettiamo di definirlo un errore. Le magliette 'tarocche' c’erano anche stavolta ma di certo in numero notevolmente inferiore rispetto al passato. La maglietta speciale il pubblico italiano se la meritava, questa volta come molte altre volte.
La location è davvero molto particolare. Il porticato che cinge l’area concerto è molto suggestivo ed il palco è rivolto verso una villa di notevole bellezza e di indubbio pregio artistico.
E poi domande su domande... filmeranno in questa location così particolare? Suoneranno dei pezzi di TFF oltre ad 'El Dorado'? Sarà l’ultimo album? Sarà l’ultimo tour? Torneranno in Italia nel 2011?
C’è tempo per riflettere di tutto questo durante le lunghe code ai servizi chimici che sono stati disposti nell’area concerto.
I Labyrinth scaldano gli animi del pubblico. Ma l’attesa è grande e tutta focalizzata verso i nostri sei 'cavalieri' della Regina.
Maiden, Maiden, Maiden! Il fremito del pubblico si sfoga in un urlo sulle note di apertura di 'Doctor, Doctor' degli UFO. E’ di nuovo tempo di Maiden per l’Italia.
Quando Adrian Smith sale sul palco e attacca il riff di 'The Wicker Man', l’adrenalina scorre a fiumi. Si ode un boato liberatorio. Per tutti i presenti c’è una certezza: siamo ad un altro concerto dei Maiden. Anche stavolta, anche questa sera. Per qualcuno, forse, per la prima volta. Per tutti un’occasione per cogliere la band britannica in uno dei suoi tour più originali in fatto di scaletta. A 'The Wicker Man', che negli anni si è conquistata un posto di riguardo nella produzione maideniana, segue 'Ghost Of The Navigator'. Il pezzo è uno dei tanti piccoli capolavori che la band ci ha regalato nell’ultimo decennio ed uno degli highlight di questo concerto. Durante il pezzo lo sguardo mi cade sui volti un po’ invecchiati dei sei Maiden. Gli anni passano anche per loro, ma che grinta, che energia. Bruce salta in modo super-atletico da una parte all’altra del palco, si arrampica sulle strutture, si lancia verso il pubblico. Che tra un volo e l’altro abbiano trovato l’elisir dell’eterna giovinezza? Si torna al passato con 'Wrathchild' ed immediatamente dopo al presente più recente con 'El Dorado', l’unico brano estratto dal nuovo The Final Frontier.
Il nuovo brano, come riportato da molti, è più accattivante dal vivo che su disco. Il suo riff è coinvolgente e ce lo godiamo con un suo backdrop tutto nuovo. La band ha scelto di proporre prevalentemente brani tratti dagli album usciti nell’ultimo decennio. Ed eccoci allora ad una splendida versione di 'Dance Of Death', con Steve Harris e i tre amigos in grande spolvero, ad una sempre melanconica 'The Reincarnation Of Benjamin Breeg' e ad una delle doppiette vincenti della serata: 'These Colours Don't Run' e 'Blood Brothers'. Anche se non mi aveva entusiasmato ai tempi, scuoto energicamente il capo durante l’intera 'Wildest Dreams' e mi tuffo in un’altra coppia d’assi del nuovo millennio maideniano, cioè  'No More Lies' e 'Brave New World'. Approvo appieno la scelta coraggiosa della band di proporre brani recenti. Il concerto è godibilissimo e il gruppo ha la grinta di sempre.
Ad accontentare i nostalgici dei classici targati XX secolo arrivano 'Fear Of The Dark' e 'Iron Maiden'. C’è anche una nuova incarnazione di Eddie che arriva sul palco, chiaramente ispirata al nuovo The Final Frontier. Lo spilungone galattico imbraccia anche una chitarra. I Maiden con quattro chitarristi sul palco... e pensare che la critica si era scandalizzata quando ce n’erano solo tre. Alla fine del loro inno, Nicko scherza come sempre un po’ con il pubblico, che lo accoglie a gran voce.
L’attesa dei bis dura poco, i nostri ci regalano subito una scoppiettante versione di 'The Number Of The Beast', con diavolo e fumi in abbondanza.
Durante la successiva 'Hallowed Be Thy Name' salta fuori qualche problema al sistema audio e anche la voce di Bruce pare un po’ stanca. Si rimonta tutti in sella per chiudere in bellezza, con un pezzo di 30 anni fa, 'Running Free'.
Anche se non è un dato del tutto preoccupante, la band saluta il pubblico senza annunciare un ritorno nel 2011, ma vogliamo sperare che la ragione sia che non ci siano ancora accordi specifici.
A fine concerto sono in molti coloro che, provenienti dall’estero parlano di uno degli show migliori del tour, e di uno fra quelli con la migliore resa sonora. Alcuni riportano invece che non in tutta l’arena l’audio è stato buono.
Un membro dell’entourage dei Maiden dice che in pochissime altre occasioni Bruce ha fatto cantare il pubblico, ma ciò nonostante a me è sembrato che il pubblico fosse più quieto che altre volte, sarà il periodo agostano, sarà la massiccia presenza di stranieri.
Ad ogni modo, dopo mille saluti, abbracci e strette di mano, ci muoviamo anche noi verso il parcheggio. Tutto sembra essere andato liscio. Villa Manin è in piedi, il mito dei Maiden vola sempre più alto. Possiamo ricominciare a contare i giorni prima della prossima esibizione.
Up The Irons! 

Marco Gamba