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LIONHEART: Second Nature PDF Stampa E-mail
Mercoledì 23 Agosto 2017 18:38 MaZZo   

LHSN


( 5 Voti )

In un momento in cui la scena AOR è più fervida che mai, con una schiera quasi inesauribile di giovani band scandinave che sembrano pronte a rinverdire i fasti del rock melodico, tornano i LIONHEART con il loro secondo album, Second Nature.

Il gruppo, formatosi nel 1980, venne etichettato da molti come il primo supergruppo della NWOBHM, potendo contare nelle sue fila Dennis Stratton (ex-Iron Maiden), Steve Mann (ex-Liar), Jess Cox (ex-Tygers of Pan Tang), Rocky Newton (ex-Wildfire) e Frank Noon (ex-Def Leppard).
Tra il 1981 e il 1984 l’attività della band venne caratterizzata da molti concerti e da un buon numero di cambi di line up. Attorno al trio formato dai due chitarristi Stratton e Mann ed al bassista Newton ruotarono numerosi nomi noti della NWOBHM tra cui i cantanti Rueben Archer, John Farlham and Bob Hawthorn.
Ad un certo punto Dennis e Rocky decisero di dividersi il ruolo di cantante e nel frattempo continuarono ad alternarsi i batteristi, tra i quali non possiamo non citare Les Binks (ex-Judas Priest), Nicko McBrain (ex-Trust, poi negli Iron Maiden) e Clive Edwards (ex-Wild Horses).
Dopo aver confezionato un ottimo demotape ed aver fatto da opening act per Def Leppard and Whitesnake, la CBS Records statunitense offrì ai LIONHEART un contratto. Venne reclutato Chad Brown come cantante, mentre le pelli vennero affidate al session-man Bob Jenkins. Hot Tonight, il primo album dei LIONHEART, venne registrato a Los Angeles nei famosi Sound City Studios e prodotto da Kevin Beamish.
La qualità dell’album era ottima ma non poté superare lo scoglio posto dagli scarsi investimenti promozionali della CBS. Rimase tra le gemme nascoste di un hard rock melodico senza tempo, mentre gli artisti che componevano i LIONHEART, dal 1986, avevano iniziato a disperdersi in band che potessero assicurare la loro sopravvivenza: UFO, Michael Schenker Group, Praying Mantis, Eloy, Sweet, Airrace, per citarne alcuni.

La riformazione dei LIONHEART è targata 2016, quando Dave Herron, l’organizzatore del Rockingham Festival di Nottingham, chiese ai LIONHEART di riunirsi per una esibizione. La riformazione della band vede Stratton, Mann e Newton, insieme al cantante Lee Small (Shy, Phenomena) e al batterista Clive Edwards (ex-UFO, ex-Wild Horses) che aveva già, militato nei LIONHEART.
Lo stuolo di fan si risvegliò velocemente alla notizia di un ritorno sul palco della band e i consensi giunsero a frotte. Sarebbe stato un peccato se si fossero limitati a una sola apparizione.
Il nuovo album, Second Nature, è stato concepito e registrato tra novembre 2016 e maggio 2017 ed è stato prodotto dalle sapienti mani di Steve Mann nel suo studio di Hannover.
Una gloriosa apparizione allo Sweden Rock ha preceduto l’uscita dell’album in Giappone, in concomitanza con un tour giapponese che ha visto i LIONHEART esibirsi in compagnia dei Praying Mantis.
A fine agosto 2017, l’album esce in Europa per la AOR Heaven. Un album davvero spettacolare che ci riporta al meglio degli anni Ottanta e della faccia più melodica della NWOBHM. Ma non si guarda solo al passato.
Fin dalle prime note di “Give Me The Light”, firmata da Dennis Stratton, ci troviamo a nostro agio tra eccellenti melodie, splendide armonie vocali e un nucleo di musicisti che forgia passaggio per passaggio come solo i veri esperti sanno fare. Dopo troviamo una bella cover di “Don't Pay The Ferryman” di Chris De Burgh, lanciato come primo singolo estratto dall’album. “Angels With Dirty Faces” è un’altra traccia che combina melodia e grinta come pochi sanno fare in questo modo.
La voce di Small è vellutata e potente ed i cori di Stratton e Mann non fanno prigionieri. “30 Years” scorre i trent’anni trascorsi dalla dipartita di Stratton dagli Iron Maiden ed è ispirata alla rinnovata amicizia con Steve Harris. Un pezzo in qualche modo autobiografico, con un gran ritornello, che celebra il valore dell’amicizia. “On Our Way” è uno degli episodi più soft dell’album, una specie di ballad strumentale firmata da Steve Mann, che mette in luce tutta la capacità strumentale dei nostri. Assolutamente godibile.
I leoni tornano con la titletrack “Second Nature”. Gli elementi sono quelli che abbiamo citato, la calda voce di Small e il richiamo della foresta dei suoi leoni che sfornano maestria strumentistica e cori a più non posso. In “Prisoner” escono anche gli artigli, con una melodia mozzafiato, ripetuti cambi di ritmo e cori che ricordano un po’ i trascorsi di Dennis Stratton nei Praying Mantis. Torniamo al lato più avvolgente della musica dei LIONHEART con la successiva “Every Boy In Town”, un’altra cover. Cori perfetti, assoli brillanti e un gran lavoro vocale di Lee Small. Riff potenti avviano invece “Time Is Watching”, che mescola durezza e armonie vocali. La successiva “Heartbeat Radio” è un altro piccolo capolavoro che riporta al rock melodico degli anni ‘70 e ’80. Pezzone. Un ritorno al passato con la successiva “Lionheart”, uno dei primi brani concepiti dalla band all’inizio degli anni Ottanta, ma mai apparso su album. Un assaggio dei LIONHEART che in pochi avevano avuto modo di sentire, prima ancora dell’uscita di Hot Tonigh, che ci rituffa nel misto di fumo e nebbia del Marquee e dei locali londinesi di 35 anni fa. Si chiude con “Reprise” che rielabora in chiave sinfonica una porzione di “Second Nature” e ci ricorda come solo il Rock and Roll (anche grazie ai LIONHEART) ci potrà salvare!!!
Discone!!

Marco Gamba