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03 - The Number Of The Beast PDF Stampa E-mail
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THE NUMBER OF THE BEAST

Data di uscita: 29/03/1982
Etichetta: EMI/Capitol
Produttore: Martin Birch

Formazione:

- Bruce Dickinson (voce)
- Dave Murray (chitarra)
- Adrian Smith (chitarra)
- Steve Harris (basso)
- Clive Burr (batteria)
Tracklist:

01. Invaders (Harris) - 3.24
02. Children Of The Damned (Harris) - 4.35
03. The Prisoner (Harris, Smith) - 6.03
04. 22 Acacia Avenue (Harris, Smith) - 6.35
05. The Number Of The Beast (Harris) - 4.51
06. Run To The Hills (Harris) - 3.53
07. Gangland (Smith, Burr) - 3.48
08. Total Eclipse* (Harris, Murray, Burr) - 4.25
09. Hallowed Be Thy Name (Harris) - 7.12

* Traccia bonus non presente sulla prima edizione del disco
Recensione (a cura di Andrea 'MrCoppa' Coppelli): 

In assoluto il mio album preferito! Quello che lega me a questo album non è solo un discorso musicale, c'è molto di più...
Corre l'anno 1986 circa, ho meno di dieci anni, sono da mia zia per un fine settimana spassoso con mio cugino ed altri nostri amici. In occasione di quelle trasferte, rimanevo a dormire con mio cugino nella sua stanza, nel letto libero accanto al suo, una sorta di 'letto per gli ospiti'. Ricordo come se fosse oggi: accanto al letto che in quelle notti diveniva il mio giaciglio, capeggiava un poster formato cinema di The Number Of The Beast!

Molto spesso mi capitava durante la notte di svegliarmi a pochi centimetri dalla stupenda opera d'arte targata Derek Riggs, allora parecchio terrorizzante ed interessante al tempo stesso. Tutto ebbe inizio in quegli anni, grazie alla passione di mio cugino per l'heavy metal e per gli Iron Maiden, e alla mia per l'horror in generale. L'immagine di quel mostro enorme con gli occhi infuocati, vestito in fin dei conti come ci si poteva vestire per andare a scuola, che aveva trasformato Satana in una marionetta il quale, a sua volta, pilotava un uomo, era (ed è) qualcosa di incredibile! Come se non bastasse, il tutto era ambientato in una sorta di inferno open air, con un cielo scuro da far spiccare in maniera assoluta il logo rosso Iron Maiden e la scritta sanguinolenta The Number Of The Beast. Incuriosito da quell'iconografia così forte, mi avvicinai all'aspetto musicale della band, che all'inizio non interessava per nulla: a me piacevano le loro copertine, inserti, poster, e così via. Le stampe in vinile hanno dato il loro giusto contributo... tenere in mano un vinile, magari gatefold, con una foto a tutta grandezza all'interno (chi ha detto Powerslave?) non è paragonabile allo sfogliare lo stesso booklet in formato CD. Il mio approccio ai Maiden è stato questo. Dal poster che non mi faceva dormire sonni tranquilli la notte, con mio cugino che mi faceva ascoltare i loro album e mi faceva maneggiare con estrema cura i loro vinili, tutto ebbe inizio!

Con il passare degli anni (pochi a dire il vero, diciamo meno di due) mi sono innamorato anche della loro musica. The Number Of The Beast rimane per me la loro opera omnia, il debut di Dickinson, tutto quello che vi ho raccontato prima ed alcuni pezzi storici al suo interno, lo decretano vincitore assoluto in questa particolare classifica. Piccola parentesi sull'ingresso di Bruce nei Maiden: Air Raid Siren (sirena degli attacchi aerei), questo uno dei suoi soprannomi per via della voce acuta e potente, entrò a far parte dei Maiden dopo che Harris e Rod Smallwood (manager dei Maiden) lo sentirono cantare al Reading Festival del 1981 con i Samson. Gli Iron Maiden erano alla ricerca di un sostituto di Di'Anno, alle prese con problemi di disintossicazione da alcol, Dickinson iniziava a divergere con la sua band a causa del loro sempre maggiore uso di droga e, come si suol dire, 1 + 1 = 2!

Analizziamo qualche aspetto interessante dell'album. Inizialmente uscito in vinile senza il brano 'Total Eclipse', b-side del singolo 'Run To The Hills', venne inserito solo dopo il 1998 durante la ristampa rimasterizzata in CD.

I singoli estratti dall'album sono:

- 'Run To The Hills', con 'Total Eclipse' come b-side, il quale, rilasciato nel febbraio 1982, raggiunse in classifica la trentacinquesima posizione.

- 'The Number Of The Beast', con 'Remember Tomorrow' come b-side. Anche questa release ebbe un ottimo riscontro dai fan, piazzandosi in classifica al diciottesimo posto.

L'album, rilasciato il 29 marzo del 1982 e prodotto da Martin Birch, finì al primo posto della classifica vendite in UK. Lo stesso Birch accompagerà le produzioni dei Maiden ininterrottamente da Killers fino all'album Fear Of The Dark. Per ogni sua produzione Maideniana, lo stesso Birch era solito essere appellato con una specie di soprannome. Per TNOTB il nickname scelto fu Martin 'Farmer' Birch.

Passiamo ora al succo del discorso, le nove gemme che compongono definitivamente il lavoro dei nostri beniamini. Si parte con 'Invaders', introdotta da un attacco di batteria ed un bel giro di basso, per una partenza fulminante. Si capisce subito di che pasta è fatto il nuovo singer della band, il quale, a suo tempo, non doveva far rimpiangere la dipartita di Di'Anno. Voce potente, tagliente ed acuta, accompagnata da un album capolavoro, fanno sì che i fan adorino fin da subito Bruce e non piangano per la partenza di Di'Anno. In quegli anni la band era in totale ascesa ed un cambio di line up così importante poteva stroncare la scalata dei nostri beniamini. La scelta, invece, si rivelò azzeccata ed importantissima per il prosieguo della carriera della band: Dickinson, laureato in letteratura e storia, è uno dei maggiori compositori dei brani dei Maiden. L'opener è un brano molto veloce e diretto, lyrics incentrate sull'invasione vichinga dell'Inghilterra: "they're coming in from the sea, they've come the enemy". Bella la chiusura con basso e batteria, a suggellare quell'intesa accennata ad inizio canzone.

Dopo un inizio del genere ci si potrebbe aspettare una seconda fucilata ed invece arriva 'Children Of The Damned', la ballad che non ti aspetti, forse perchè non è una semplice ballad! Introdotta da un arpeggio di chitarra inconfondibile, parte lenta con Bruce ancora una volta impegnato a dar sfoggio delle sue doti canore, più calde e basse rispetto alla precedente traccia. Un velo di angoscia accompagna tutto il brano, che si fa più incalzante. Il pezzo è ispirato al film conosciuto in Italia col titolo 'Il Villaggio dei Dannati', dove sei bambini dotati di strani poteri psichici devono lottare per non essere uccisi dai loro stessi genitori ed amici. Il crescendo è da brividi, con il ritmo che accelera e un assolo verso la tre quarti bellissimo. Il coro pre-finale sembra fatto ad hoc per essere cantato dal vivo, con un Dickinson che chiude in bellezza con un acuto da favola. Bastano due brani per capire che il talento di Bruce è immenso e che il frontman ha delle potenzialità tutte da scoprire.

Questa volta è un intro parlato che ci introduce la successiva 'The Prisoner', traccia ispirata all'omonima serie TV cult inglese. Lo stesso dialogo iniziale viene preso direttamente dalla saga. La frase "I'm not a number, I'm a free man" diventerà un tormentone per molti fan dei Maiden. Il brano parte lento, ma subito dopo accelera con un Dickinson molto grintoso e, se mi passate il termine, cattivo. Il ritornello è uno dei più belli e d'impatto mai realizzati dai nostri. Verso la tre quarti assistiamo beati ad una sorta di duello di assoli, uno più efficace dell'altro, giusto per non far mancar nulla a questa già bella canzone.

È ora la volta di '22 Acacia Avenue', altro pezzo storico della band inglese, con le chitarre e la voce di Bruce quasi sussurrata a fare da apripista... ma la calma dura poco! Un'altalena di alti e bassi per circa un minuto, fino all'esplosione vera e propria, introdotta da un bel giro di batteria. Con questa song, i Maiden riprendono il discorso della saga di 'Charlotte The Harlot', cominciata nel disco di esordio. Il 22 di Acacia Avenue, infatti, è l'indirizzo della casa/bottega in cui Charlotte esercitava la più vecchia professione del mondo! Il brano procede con accelerate e cali di ritmo. Da segnalare verso la fine la stupenda scorribanda di Harris, uno dei marchi di fabbrica e punti di forza del gruppo.

Si passa quindi alla title track del disco, 'The Number Of The Beast'. Tra curiosità ed aneddoti, ci sarebbe da parlare per pagine e pagine, cercherò di limitarmi agli aspetti più interessanti e curiosi. Vorrei chiarire che gli Iron Maiden NON sono una band satanica: gli stessi Maiden hanno sempre sostenuto che la loro visione ed il racconto di queste tematiche sono da vedere in chiave ironica. Negli anni in cui l'album uscì Harris e soci non facevano che ripetere queste frasi durante interviste ed incontri con la stampa. È ormai assodato come certo che la canzone sia la trasposizione in musica di un incubo fatto da Steve Harris, e non un'invocazione a Satana.

Il titolo della canzone si riferisce al numero 666, menzionato nel Libro della Rivelazione della Bibbia: un piccolo estratto del testo sacro (Apocalisse 12:12; 13:18), recitato da un imitatore di Vincent Price (visto che l'attore aveva chiesto 25.000 sterline per la performance, budget troppo alto per la band di allora), viene infatti utilizzato come introduzione alla canzone stessa. Partono le chitarre a sostegno della voce di Dickinson, che si fa sempre più esplosiva, fino alla deflagrazione finale con il famoso scream a chiudere la prima strofa. Durante i live, questo è il momento in cui spesso dal palco si alzano delle fiamme a scandire il tempo di batteria. Si parte e la song è subito tiratissima: il chorus '666 - the number of the beast' riecheggia alla fine di ogni strofa, da cantare a squarciagola in sede live! Uno dei più bei giri di basso accompagnano la ritmica e le chitarre per una delle più belle canzoni di tutta la carriera dei nostri paladini. Come nota curiosa, la canzone è stata inserita nel videogioco musicale Guitar Hero III: Legends Of Rock, uscito nel 2007, come uno dei brani del livello finale, data l'alta difficoltà esecutiva. Anche il videoclip girato appositamente per il brano conferma ancora una volta la chiave scherzosa e burlesca con cui i Maiden trattano l'argomento.

È il turno di 'Run To The Hills', l'altro singolo del disco ed altro capolavoro assoluto dei Maiden. La batteria cadenzata a far presa sull'ascoltatore, le chitarre ed il basso che entrano poco dopo e la successiva voce di Bruce fanno partire alla grande questo gioiello. Il brano, di cui è stato girato un videoclip, tratta delle battaglie tra inglesi e nativi d'America ai tempi della colonizzazione degli USA. È una sorta di denuncia e testimonianza della crudeltà di quei comportamenti... basta leggere questo passaggio del testo:

"Soldier blue in the barren wastes,
Hunting and killing for game.
Raping the women and wasting the men,
The only good Indians are tame.
Selling them whisky and taking their gold,
Enslaving the young and destroying the old."

Il pezzo è stato molto suonato dal vivo, presente quasi sempre in scaletta dal 1982 ad oggi. Da segnalare, anche qui, l'ottima performance di Bruce, ancora una volta abilissimo a scacciar via i fantasmi di Di'Anno. Un ritornello grandioso con scream finale a chiudere il brano mettono la ciliegina sulla torta, come se non ce ne fossero già abbastanza! Questo è forse il più bel brano, per chi vi parla, della oltre trentennale carriera di Harris e soci.

'Gangland', piazzata verso la fine (tra mostri sacri), è forse il brano più sottotono del disco. Si apre con Clive Burr che pesta sulle pelli e le chitarre, compagne inseparabili, a fare da riempitivo. Due giri ed entra Bruce, grintoso come sempre, con il solito Harris a sfornar note come solo lui sa fare. Capiamoci, non dico che il brano è scadente, ma pensate ad una Maserati accanto a due Ferrari: è pur sempre una signora macchina, ma passa un po' in secondo piano. Se Gangland uscisse oggi, probabilmente sarebbe uno dei singoli degli ultimi dischi, mancando un po' in originalità. Sull'ispirazione del brano ne ho sentite e lette diverse, si parla di una generica faida tra gang Newyorkesi negli anni '30, periodo di Al Capone negli States. Mi è anche capitato di sentire un azzardo sulla guerra in Vietnam... chi avrà ragione?

Proseguendo la tracklist originale del vinile, tocca ora ad 'Hallowed Be Thy Name', brano con riferimento ad un passaggio della preghiera cristiana Padre Nostro, che parla delle ultime ore di un condannato a morte.

"I'm waiting in my cold cell, when the bell begins to chime.
Reflecting on my past life and it doesn't have much time.
'Cause at 5 o'clock they take me to the Gallows pole,
The sands of time for me are running low."

Ditemi se non è poesia questa! La malinconia e la cupezza che si respira in tutto il brano è innegabile, un senso di angoscia aleggia negli oltre sette minuti di durata del pezzo. L'intro è uno dei più belli che si possano sentire ripercorrendo la carriera Maideniana, Dickinson sembra quasi recitare, basso e chitarre compiono un lavoro eccezionale, rendendo il riff della song tra i più famosi della band. Le esplosioni energiche e liberatorie sembrano lo sfogo del condannato che è in attesa della sua ora! Brano già bello in versione studio, che raddoppia (se possibile) la sua carica in chiave live: impensabile non accompagnarlo cantando le parti ritmiche di chitarra! Tornano a far capolino le accelerazioni in puro stile Iron Maiden, con gli assoli sparati nei giusti momenti e nelle giuste quantità. Mancherebbe solo una chiusura di Bruce alla fine per mettere il suggello totale a questo ulteriore capolavoro... ops! C'è anche la chiusura! :)

Penso sia giusto parlare anche di 'Total Eclipse', visto che, ora come ora, è a tutti gli effetti un brano del disco. La tematica principale del pezzo è la catastrofe ecologica. Ancora una volta Dickinson dà sfoggio delle sue doti vocali lungo tutto il brano, il quale, insieme a Gangland, è da considerarsi tra i più mediocri dell'intera opera. Belle le parti di basso e il ritornello molto accattivante: anche in questo caso i cambi di tempo e le improvvise accelerate tendono a tenere alta l'attenzione dell'ascoltatore.

Arrivati alla fine, vi vorrei salutare con questo richiamo a 'The Prisoner': Who is number one? Gli Iron Maiden, che domande!